sabato 22 febbraio 2014
venerdì 24 gennaio 2014
Internet dono di Dio
Il Pontefice riconosce limiti e difetti, ma esalta il web: "Offre occasioni di incontro e solidarietà: non temete di diventare cittadini digitali" - Sabrina Cottone -
Per chi ancora avesse dubbi, ecco l'imprimatur: internet è un dono di Dio. «Internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio» scrive Papa Francesco nel suo messaggio per la 48esima giornata mondiale delle Comunicazioni sociali.Un modo dirompente per esprimere la familiarità tra la Chiesa e la Rete che è realtà consolidata. Già Benedetto XVI aveva parlato di internet come «vero dono per l'umanità» e deciso di debuttare su Twitter. Francesco fa un altro balzo: i doni della rete sono doni di Dio.
«Non abbiate timore di farvi cittadini digitali» dice ai comunicatori il Papa comunicatore, che ha superato gli undici milioni di seguaci su Twitter. «Anche grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare fino ai confini della terra». L'ospedale da campo che vuole il Papa funziona anche on line: «Aprire le porte delle Chiese significa anche aprirle nell'ambiente digitale». Dietro ogni connessione, nascosta nel wi-fi, c'è una persona. La rete è una strada «perché la gente entri, in qualunque condizione di vita si trovi». La Chiesa è «casa di tutti».
Internet può aiutare anche a ridurre le divisioni che permangono nell'umanità. Nel mondo «vediamo la scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri». Ma la vicinanza che offre la rete, la facilità nel raggiungersi e parlarsi, questo «mondo che sta diventando sempre più piccolo», portano con sé potenzialità di bene. E le istruzioni per maneggiare il dono di Dio sono cercare «maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti».
Incontri reali, non virtuali. Tra i tweet e i post si annidano limiti, insidie da schivare. «Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso». E poi «la velocità dell'informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un'espressione di sé misurata e corretta». Le influenze di «determinati interessi politici ed economici». Ma ciò non significa rifiutare i media. Solo trovare ricette per farne buon uso: «Recuperare un certo senso di lentezza e di calma», «essere pazienti se vogliamo capire chi è diverso da noi». Trovare spazi per elaborare gli input, a volte eccessivi e confusionari, della rete.
Qualche ragione di ottimismo arriva da una ricerca dell'Istituto Toniolo sui giovani tra i 18 e i 29 anni, rilanciata dalla Diocesi di Milano (che di recente ha organizzato corsi di internet per le parrocchie). Tra i nativi digitali, cresciuti in mezzo a computer, telefonini e tablet, è diffusa l'attenzione alle fonti. «Benché utilizzino Facebook e Twitter per discutere temi di attualità, i giovani non si affidano ai social network per la formazione della propria opinione politica» spiega la ricerca.
A sorpresa, tra tanti che profetizzano la morte della carta stampata, i giovani assegnano un alto indice di autorevolezza ai quotidiani cartacei. Se al primo posto della classifica, con il 40,6%, indicano i siti di informazione on line (per la possibilità di confrontare più fonti), al secondo posto - e a distanza ravvicinata - arrivano proprio i quotidiani (39,4). Seguono i telegiornali (35,6) e i programmi radiofonici (32,9). Nettamente distanziati i dibattiti televisivi (15,4). In fondo alla lista i blog (14,1) e i social network (11,6%). Navigare con il timone.
mercoledì 1 gennaio 2014
domenica 29 dicembre 2013
domenica 22 dicembre 2013
venerdì 6 dicembre 2013
Nelson Mandela
“Raccomandando l’anima del defunto alla infinita misericordia di Dio onnipotente chiedo al Signore di consolare e dare forza a tutti coloro che piangono la sua perdita. Tributando omaggio alla sua ferma determinazione mostrata da Nelson Mandela nel promuovere la dignità di tutti i cittadini della nazione e nel forgiare un nuovo Sudafrica costruito sulle solide fondamenta della nonviolenza, della riconciliazione e della verità, prego perché l’esempio dello scomparso presidente ispiri generazioni di sudafricani nel mettere la giustizia e il bene comune al primo posto delle loro aspirazioni politiche. Con questi sentimenti – ha concluso il Papa – invoco per tutta la gente del Sudafrica i doni divini della pace e della prosperità”.
venerdì 8 novembre 2013
Contro la dea tangente
Affondo durissimo di Bergoglio, nell’omelia della Messa mattutina celebrata a Santa Marta, nella quale il Papa ha pregato per i tanti giovani che ricevono dai genitori “pane sporco”, guadagni frutto di tangenti e corruzione, e hanno fame di dignità perché il lavoro disonesto toglie la dignità.
Francesco, meditando sull’amministratore disonesto del brano evangelico, ha sottolineato che “l’atmosfera, lo stile di vita che piace tanto al demonio è questa mondanità: vivere secondo i valori, fra virgolette, del mondo. E questo amministratore è un esempio di mondanità. Qualcuno di voi – ha aggiunto il Papa – potrà dire: ‘Ma, questo uomo ha fatto quello che fanno tutti!’. Ma tutti, no! Alcuni amministratori, amministratori di aziende, amministratori pubblici; alcuni amministratori del governo… Forse non sono tanti. Ma è un po’ quell’atteggiamento della strada più breve, più comoda per guadagnarsi la vita”.
Il Papa ha condannato duramente ”l’abitudine della tangente che è un’abitudine mondana e fortemente peccatrice. È un’abitudine che non viene da Dio: Dio ci ha comandato di portare il pane a casa col nostro lavoro onesto! E quest’uomo, l’amministratore disonesto del Vangelo, lo portava, ma come? Dava da mangiare ai suoi figli pane sporco! E i suoi figli, forse educati in collegi costosi, forse cresciuti in ambienti colti, avevano ricevuto dal loro papà come pasto sporcizia, perché il loro papà, portando pane sporco a casa, aveva perso la dignità! E questo – ha sottolineato il Papa – è un peccato grave! Perché si incomincia forse con una piccola bustarella, ma è come la droga, eh!”.
Bergoglio ha ricordato che “l’abitudine alle tangenti diventa una dipendenza. Ma se c’è una furbizia mondana c’è anche una furbizia cristiana, di fare le cose un po’ svelte … non con lo spirito del mondo, ma onestamente. È ciò che dice Gesù quando invita a essere astuti come i serpenti e semplici come colombe: mettere insieme queste due dimensioni è una grazia dello Spirito Santo, un dono che dobbiamo chiedere”.
Infine, il Papa ha voluto pregare “per tanti bambini e ragazzi che ricevono dai loro genitori pane sporco: anche questi sono affamati, sono affamati di dignità! Pregare perché il Signore cambi il cuore di questi devoti della dea tangente e se ne accorgano che la dignità viene dal lavoro degno, dal lavoro onesto, dal lavoro di ogni giorno e non da queste strade più facili che alla fine ti tolgono tutto. E poi finirei come quell’altro del Vangelo che aveva tanti granai, tanti silos ripieni e non sapeva che farne: ‘Questa notte dovrai morire’, ha detto il Signore. Questa povera gente che ha perso la dignità nella pratica delle tangenti – ha concluso il Papa – soltanto porta con sé non il denaro che ha guadagnato, ma la mancanza di dignità! Preghiamo per loro!”.
Iscriviti a:
Post (Atom)
